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COME POSSO COMPIACERTI STAVOLTA?

“Ma non ti ha fatto niente di male, ti ha rotto solo il naso.”


Si tratta di un messaggio audio inviato a Chiara Balistreri, una ragazza di 19 anni che, dopo essere stata picchiata a sangue freddo dal suo ragazzo, è finita in ospedale.

È la mamma di Gabriel, fidanzato della vittima, a pronunciare queste parole per prendere le parti del figlio, il quale avrebbe compiuto questo gesto perché Chiara avrebbe ricevuto un messaggio da un suo amico.


Chiara, in ospedale, insieme alla sua migliore amica decide di postare su TikTok un video per rendere pubblica la sua situazione e convincere chi, nonostante un rapporto violento, non riesce a sporgere denuncia per proteggersi. La mamma di Gabriel prontamente commenta: “È una lezione. Bisogna rispettare l’uomo e non tradirlo”.


Oltre a darci un momento per alzare gli occhi al cielo e prendere un respiro per reprimere la rabbia che ci prende se riflettiamo su questa vicenda, la necessità è porre l’attenzione sulla cultura che aleggia dietro il suddetto assunto: quanto è secolare e strutturata la dottrina patriarcale se persino le donne testimoni di violenza riescono a tradurre un atto così tremendo in una lezione di vita?


Di fatto, la mamma di Gabriel quella sera era in casa e ha cercato di fermare il figlio, chiudendo Chiara in bagno, cosicché lui potesse smettere di prenderla a pugni. Dunque, il suo istinto è umano: la violenza è inaccettabile. Ma per quale motivo una donna, dopo aver cercato di fermare quell’incubo, giustificherebbe l’uomo?


L’istinto risponde a ciò che realmente sentiamo, all’impulso naturale delle nostre intenzioni. Tutte le azioni o le costruzioni mentali che non rispondono all’istinto personale sono una parte di noi che si chiama “falso sé”. Quest’ultimo sembrerebbe basato su atteggiamenti di innaturale compiacenza altrui, una maschera volta a una recita.


Attingendo a una parte della psicologia si potrebbe, quindi, comprendere il modo in cui la cultura patriarcale diventi, di fatto, una vera e propria dottrina, portando persino le donne a gestire la propria persona in base alla necessità di compiacere l’uomo per paura e mancanza di cura.


La profondità degli atti di violenza non si trova solo nel gesto in sé. Il mostro è dietro quello che ci spinge a pensare che siano uomini piccoli, problematici e bisognosi di aiuto. Di fatto, questi uomini sono solo la punta dell’iceberg: alla base vi sono decenni di sottomissione che hanno fatto sì che una categoria umana possa pensare di potersi arrogare il diritto sulla vita dell’altra.

Una dottrina fortificata e portata avanti da tutti coloro i quali decidono di puntualizzare che parlare di femminicidi sia un oltraggio alla lingua italiana per polemizzare: “Quando viene ucciso un uomo si parla di omicidio in via generale, ma per le donne si deve parlare di femminicidio”.


Sì, i modelli linguistici cambiano a seconda delle necessità sociali, per smuovere le coscienze e far sì che episodi brutali possano essere categorizzati in un insieme, tale da potersi sedimentare nelle coscienze e, in questo caso, prendere il posto di culture tossiche e inquietanti.


A questo punto, smettiamo di chiederci se Chiara avesse davvero tradito il suo ragazzo perché – spoiler – il patriarcato che abbiamo interiorizzato ce lo sta domandando dall’incipit di questa storia. E no, Chiara non ha tradito Gabriel. Lui, però, nonostante tutto è libero e continua a minacciare la sua vita perché, in fin dei conti, “le ha solo rotto il naso”.


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