• Riccardo Germani

CORPO, SALUTE E POSITIVITÀ

La crescita personale e l’accettazione di se stessi nascono dal nucleo individuale della persona (nell’interiorità di ognuno), per poi propagarsi attraverso chi ci circonda. Un fondato senso di appartenenza a una comunità può aiutare a superare gli ostacoli durante la propria crescita, ma ciò non si dovrà mai porre come unica guida per raggiungere il pieno amore di sé, soprattutto quando è la stessa comunità a effettuare una discriminazione.

Visithra Manikam, She sees all

Parlare di body positivity è nocivo nel momento in cui questa ideologia si pone contro tutti coloro che, per entrare a farne parte, non aderiscono allo standard di “corpo”; è ancora più sbagliato confrontarsi unicamente con un singolo aspetto della propria costituzione fisica, che sia il peso o la definizione muscolare, ignorando nel complesso la salute dell’individuo, composta da diversi elementi di natura psichica, fisica e medica in generale.

Il corpo è visibilità, l’arena della propria coscienza e della propria anima, le cui fondamenta risiedono, dunque, in un bilancio di parametri delicati. Non esiste alcun canone sociale sia quando si parla di bellezza, sia in termini di inclusione. La forma peggiore di discriminazione è quella che si cela dietro movimenti all’apparenza di liberazione da pregiudizi.


Con body positivity (BPM) si intendeva originariamente una tendenza che affondava le sue radici nell’età vittoriana (1837-1901), quando numerosi gruppi di donne cominciavano a ribellarsi, abnegando la necessità di indossare il noto, doloroso e categorizzante corsetto. Diverse ondate di proteste portarono avanti questa causa: ogni corpo può e deve esclusivamente dipendere da un giudizio clinico.

Di recente, con l’avvento dei social intorno agli anni 2000, la campagna della body positivity si è trasformata in un vero e proprio movimento, che vede in prima linea nomi come Demi Lovato (cantante e attivista), Tess Holliday (fondatrice dell’iniziativa Eff your beauty standards) e Serena Williams (la famosa tennista). Insomma, la body positivity si è delineata come l’incipit di una corrente di amore e cura per il proprio fisico, su cui costruire un ideale, poi tradotto nella pratica dell’inclusione e dell’accettazione di ogni singolo corpo.

Sia chiaro che, seppur ancora un ostacolo, l’eradicazione della fat phobia non è l’unico intento. Ognuno veste la propria positività e la schermitrice Bebe Vio è riuscita a ricordarcelo portando a casa l’oro nell’incontro di fioretto, giocato alle Paralimpiadi di Tokyo. Eppure tutto questo non sembra bastare: proprio qui, in Italia, è stata bloccata una legge a completa condanna dell’abilismo e dell’omotransfobia, ma evidentemente la libertà e la tutela di ogni corpo non sono intese come costituenti di una res publica.


Al di là della storia e di chi supporta questa causa, è bene delineare un confine ben preciso tra body positivity e positività tossica, le cui possibili correlazioni sono anche dovute al prevalere di alcuni standard che, soprattutto oggi, sembrano permeare movimenti simili.


Anne Barlinckhoff, Yin Yang Love (in “Body Beautiful” Exhibit,

The Untitled Space Gallery, New York, 2019)


Uno studio databile al 2018 (cfr. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29460692/) ha dimostrato come il positive thinking aiuti ad alimentare l’amore per se stessi, allontanando gesti e pensieri violenti. Tuttavia il ruolo dell’autostima e il supporto sociale che ci circonda è ben messo in evidenza nella sua importanza, soprattutto quando si parla di salute psico-fisica. La mera positività non è affatto da intendere come antidoto a ogni problema che si può presentare, anzi, se abusata, i suoi effetti nocivi si manifesteranno con facilità.

Il pensare positivo ha i suoi pro e i suoi contro, l’equilibrio è sempre la chiave migliore. Nonostante questo, anche se supportato da una comunità, è molto semplice perdere di vista l’obiettivo di un intento “per il sociale” e cadere nella trappola della ghettizzazione: illusi dal volersi distinguere, ottenere a tutti i costi una voce e far sì che questa venga ascoltata avrà come risultato un’anti-emancipazione, nel momento in cui a predominare è unicamente la voglia di far crescere il proprio seguito. Questo stesso meccanismo di esagerazione può essere paragonabile, al di là del Body Positivity Movement, a ciò che si verifica per politicizzazione della comunità LGBTQ+, teorie sovversive no-vax e complottismi vari.


Ritornando al tema, la salute è la linea necessaria a dividere il BPM dall’intento di standardizzare alcuni canoni per entrare a farne parte. La National Association to Advance Fat Acceptance, protagonista della nascita di tale movimento, sin da principio ha sempre delineato come fine primario quello di eradicare il fat shaming per basarsi unicamente su un responso medico riferito alla personale condizione psico-fisica.


Diverse figure hanno dato voce al problema della discriminazione nascosta dietro al BPM, sottolineando quanto necessario per distinguere tre punti fondamentali: salute, positività e strandard inclusivi. Ashlee Marie Preston, la prima donna trans a essere diventata editrice/direttrice di Wear Your Voice Magazine, in un’intervista ad Harper’s Bazaar (cfr. https://www.harpersbazaar.com/beauty/health/a35162869/body-positivity-community-and-weight-loss/) ha dichiarato quanto la minaccia di essere esclusi dall’iniziativa sia reale, nel momento in cui per motivi clinici si intraprende un percorso di perdita del peso:

«Per combattere efficacemente il terrorismo corporeo, dobbiamo adottare un quadro intersezionale per la liberazione che non emargini ulteriormente le persone che non rientrano nel contenitore binario di ciò che significa essere “body positive”. Definizioni univoche di positività del corpo sono poco pratiche perché né i nostri corpi, né le esperienze esistono su un singolo asse»

[trad. nostra].


“Il corpo è uno strumento dell’Ego” è quanto si conclude dalla lettura dello scritto freudiano Tre saggi sulla teoria sessuale. L’Ego nasce dal contrasto tra Super-io e inconscio; è il motore, l’atto realizzante, il protagonista delle nostre decisioni e azioni pratiche.

Il corpo fisico è in balia di due aspetti: il ritmo e il contatto con il mondo esterno, assimilabile al concetto di Super-io, e la propria sensitività fisico-libidica, simile all’inconscio. Quest’ultima è frutto di una mappatura infantile della propria fisicità. Il corpo si costruisce, secondo Freud, in questo esatto modo fino alle manifestazioni fisiologiche delle proprie pulsioni.


Dunque, il corpo è visibilità della lotta tra pulsioni e standard legislativo-sociali. Su questo meccanismo sembrano prevalere in maniera ossessiva gli standard: è su questi che si basa non solo l’idea del corpo perfetto, ma paradossalmente anche l’inclusione all’interno di uno dei tanti movimenti che inneggia lodi all’accettazione di sé, spesso esasperate in chiave discriminante. È tempo di distinguere, invece, due tipi di crescita: una corretta e genuina evoluzione personale, sostenuta da una comunità altrettanto sana, e una sregolata ricerca di attenzioni mediatiche.


Frida Kahlo, Henry Ford Hospital

(Nel dipinto la pittrice dà luce al concetto di “fisico” in tutte le sue sfaccettature:

dolore, mondo, anima, sprigionati da un corpo che ne racchiude ogni singolo aspetto)



Di Riccardo Germani

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