• Silvia Santorsa

FALCONERIA, «A LIVING HUMAN HERITAGE»



Il mondo sta cambiando. Ammettiamolo, per quanto la novità spaventi la maggior parte delle persone, il nostro atteggiamento verso il mondo animale è mutato. Si sente sempre di più parlare di animalismo, spesso nelle cronache quotidiane, perché ormai quasi ogni giorno si assiste a scene di rappresaglia, talvolta un po’ bizzarre, volte ad avvicinare il sentire comune a comportamenti più etici nei confronti degli animali. Il termine animalismo non è un neologismo, bensì una parola usata già anticamente per designare chi scolpiva o dipingeva animali. A partire dagli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, invece, fu ammantata di un nuovo significato denotante una relazione etico-morale tra animali ed esseri umani. Ancora oggi il termine non ha un significato preciso. Ci stiamo, però, pian piano allontanando dalla visione antropocentrica che regna nelle nostre menti fin dall’Umanesimo e che trova le sue radici forse nel dominio della religione cristiana: scelte più consapevoli sono state prese da una fetta sempre più grande della popolazione mondiale, in relazione a un’ampia gamma di abitudini, luoghi, pratiche umane. Tra queste scelte forse la più sospetta e la più beffeggiata è la dieta vegana, che consiste nell’eliminare totalmente alimenti derivanti da animali.

Uno dei primi bersagli dell’animalismo è stato la caccia, intesa come sport o hobby, cosa che portò in Italia a severe regolamentazioni e restrizioni, con l’emanazione di una legge quadro nel 1992. Dopo aver analizzato i suoi pro e contro, ho concluso che per me un hobby o uno sport non deve necessariamente includere azioni lesive nei confronti di altri esseri viventi o dell’ambiente. Tuttavia, mi trovo costretta ad ammettere che una particolare forma venatoria, divenuta anche spettacolo circense, mi ha sempre affascinata: la falconeria. Essa consiste principalmente nella capacità di riuscire a cacciare prede, in particolare volatili, attraverso uccelli rapaci. La maestosità con cui questi spiccano il volo e la loro impeccabile perizia tecnica ha fatto sì che l’UNESCO nel 2016 abbia riconosciuto la falconeria come un patrimonio immateriale dell’umanità, con la dicitura «Falconry, a living human heritage».


Questa arte deriva dall’antico Oriente e le prime testimonianze che la riguardano si ritrovano nell’Epopea di Gilgamesh, il testo cardine e più antico dell’epica mesopotamica. Numerosi bassorilievi assiri a Ninive sembrano ritrarre scene di falconeria. Sappiamo per certo che nell’Estremo Oriente era praticata già nel 680 a.C., anno in cui si datano alcune raffigurazioni artistiche cinesi permeate da un alto grado di simbolismo. Non sappiamo quanto questa arte sia penetrata nelle consuetudini greco-romane, ma è notissima l’importanza che i rapaci hanno rivestito nella loro mitologia, in particolare l’aquila, stemma delle legioni romane. Certamente i rapporti con i barbari contribuirono allo scambio di queste conoscenze tecnico-scientifiche. L’entusiasmo per la falconeria dilagò incommensurabilmente nell’Europa occidentale a partire dal Medioevo e si dedicarono a questa prassi alcune delle personalità storiche più rilevanti. Nell’VIII secolo, all’epoca dell’aggressione araba in Europa, nel Vicino Oriente rifiorì splendidamente l’arte della falconeria, a tal punto che si diffuse ampiamente la fama della bravura dei falconieri arabi e della forte empatia che si instaurava fra loro e i falchi. Inoltre, tra i primi personaggi di spicco che si dedicarono a quest’arte, il più importante è Carlo Magno, fondatore del Sacro Romano Impero. Grazie a lui la falconeria entrò in ambito legislativo: essa è spesso citata nei Capitolari, ossia nelle leggi o ordinanze tanto laiche quanto religiose che permisero di riportare ordine all’interno del vasto impero. In particolar modo, si proibì ai chierici di cacciare sia con i cani sia con gli uccelli, segno che quest’attività era diventata uno svago per gli uomini dell’epoca. Un altro importante documento afferente alla falconeria è il frammento anglosassone The Battle of Maldon, che celebra lo scontro tra Inglesi e Vichinghi svoltosi nel 991 d.C. In particolare, si narra come il comandante anglosassone Birhtnoth abbia liberato il suo rapace preferito prima del duello contro Olaf I di Norvegia.




Quando l’Europa cristiana e l’Oriente arabo-bizantino vennero intensamente in contatto tra XI e XII secolo, dopo i movimenti delle Crociate, i milites occidentali affinarono le loro tecniche venatorie della falconeria. Sappiamo che l’ordine dei Cavalieri Ospitalieri, al contrario di quello dei Templari, si specializzò nella caccia con i rapaci perché come penitenza si imponeva l’astensione dalle altre pratiche venatorie. Nel Regno di Sicilia Federico II si distinse per la passione e le capacità tecniche che possedeva in tale arte, che solitamente praticava nei boschi del Vulture lucano. Rinomato fu il suo trattato in latino in sei volumi (di cui ce ne rimangono solo due) De arte venandi cum avibus, che fu messo per iscritto e pubblicato successivamente dal figlio Manfredi di Sicilia. In Oriente nell’818 d.C. l’imperatore giapponese Saga aveva avuto un’idea simile, ma solo con l’affermarsi dell’impero di Gengis Khan la falconeria si diffuse su larga scala fino all’Ungheria.

La bellezza e l’imperiale maestosità dei rapaci affascinarono gli artisti di tutti i tempi: Dante dedicò alla falconeria cinque diverse celeberrime similitudini, di cui quella del canto XVII dell’Inferno è la più ammaliante:

«Come 'l falcon ch'è stato assai su l'ali, che sanza veder logoro o uccello fa dire al falconiere “Ohmè, tu cali!”», discende lasso onde si move isnello, per cento rote, e da lunge si pone dal suo maestro, disdegnoso e fello;»


Un altro affascinante spunto è suggerito dal quadro di Tiziano Vecellio del 1525, conservato nel Nebraska, che forse ritrae Federico Gonzaga. In esso sono presenti tutta una serie di utensili pratici, come il guanto di pelle, le cinghie con campanelle e il cappuccio del volatile, che indicano quanto questo passatempo fosse dispendioso per la nobiltà europea.





Silvia Santorsa


173 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti