• Ludovico Aniballi

L’INTERPRETAZIONE DEI SOGNI E ALTRE BUGIE

È il 4 novembre 1899 quando Freud manda alle stampe un’opera destinata a plasmare profondamente la cultura del ‘900 e la tradizione contemporanea. Simbolicamente anche l’anno di pubblicazione sembra voler inaugurare il nuovo secolo, facendo di questo trattato un vero e proprio spartiacque fra la mentalità di fine ‘800 e quella contemporanea.


L’obiettivo de L’interpretazione dei sogni non è solo provare l’esistenza di una tecnica psicologica per la decodifica del materiale onirico, ma, prima ancora, riuscire a dimostrare che ogni sogno è una formazione psichica densa di significato e, come tale, degna di essere analizzata con cura.


Bisogna considerare che, quando questo scritto venne edito, il sogno era relegato ai margini degli interessi psicologici e gli veniva negata addirittura una qualsiasi validità. La dimensione onirica, soprattutto nella tradizione popolare, era sempre stata associata all’ambito religioso e profetico, sotto forma di segno divino o oscuro presagio. Questo può, infatti, aiutarci a comprendere la portata rivoluzionaria del volume freudiano, accolto parimenti con interesse e sprezzanti critiche dal panorama culturale e scientifico dell'epoca.



Secondo Freud, il sogno è la “via regia” per entrare in contatto con l’inconscio, proprio perché segue una logica primitiva delle emozioni e rappresenta l’appagamento allucinatorio di un volere inespresso, spesso di natura sessuale. Il desiderio che lo origina viene puntualmente rimosso dalla coscienza e solo tenendo conto dei vari meccanismi di censura operati da quest’ultima è possibile differenziare il contenuto latente (la pulsione originaria) dal contenuto manifesto (ciò che viene effettivamente sognato).


Il passaggio da contenuto latente a contenuto manifesto avviene grazie al cosiddetto “lavoro onirico”, un processo inconscio suddivisibile in due fasi: il primo livello riguarda tutti i meccanismi di deformazione del contenuto come la condensazione (unificazione di più elementi in uno), lo spostamento (scambiare contenuti fondamentali con elementi irrilevanti) o la drammatizzazione (rappresentazione dei fatti in una successione densa e movimentata); il secondo livello consiste invece nell’elaborazione secondaria, ovvero un tentativo di dare senso logico-narrativo al sogno, che per sua natura tenderà a perdere significato proprio in virtù della censura di parti considerate scandalose o inaccettabili dalla coscienza.


Nelle teorie freudiane il sogno non solo “appaga”, ma è anche “custode del sonno”: per continuare a dormire abbiamo bisogno di sognare e per continuare a sognare sono necessarie nuove fonti di stimolo, rappresentate il più delle volte da residui diurni e ricordi infantili. Di base, la logica dell’interpretazione prevede di seguire il processo contrario rispetto a quello che ha portato alla sua elaborazione: il vero significato si ottiene rovesciando quello evidente, in modo da consentire il passaggio da contenuto manifesto a contenuto latente.



E oggi? Quali passi in avanti sono stati fatti in ambito psicologico su questi temi? Purtroppo, per quanto possano risultare davvero affascinanti, la scienza sembra aver confutato definitivamente la maggior parte delle teorie del padre della psicoanalisi, che sono tuttavia ben lontane dall’essere escluse dall’immaginario collettivo. A risparmiarsi è solo l’assunto – comunque innovativo per l’epoca – di aver riconosciuto che il sogno rappresenta un meccanismo esclusivamente interno al nostro cervello.


Le evidenze accumulate negli ultimi anni sembrano respingere l’idea che essi esprimano necessariamente significati profondi e nascosti: produrre attività cognitiva è proprietà a tal punto intrinseca del cervello che non riuscirebbe a farne a meno, tanto da svolgerla anche durante il sonno. A crollare è soprattutto il mito del “sogno custode del sonno”: piuttosto, secondo le recenti teorie neurofisiologiche, sarebbe vero il contrario.


Lo psichiatra statunitense Allan Hobson (1970) propone la teoria di attivazione-sintesi: i sogni vengono creati quando gli impulsi neuronali, generati casualmente dal tronco encefalico, raggiungono la corteccia cerebrale nella fase REM (di sonno profondo). Essa tenta poi di dare un senso agli input casuali che sta ricevendo e proprio questo sarebbe il processo alla base dei sogni che poi ricordiamo al risveglio.


Altri studiosi si soffermano sulla valenza evolutiva del processo onirico: la teoria della simulazione delle minacce suggerisce che quest’ultimo dovrebbe essere visto come un “antico meccanismo di difesa biologica” perché fornirebbe un vantaggio evolutivo grazie alla sua capacità di “simulare” ripetutamente potenziali eventi minacciosi. Questo processo potrebbe migliorare i meccanismi neurocognitivi necessari per attivare un’efficace percezione ed elusione delle minacce.



La ricercatrice Rosalind Cartwright ritiene che i sogni riflettano più semplicemente gli eventi della vita che sono importanti per il sognatore. Le intuizioni della Cartwright, per quanto in apparenza ovvie, stanno ricevendo un consistente supporto empirico. Una delle parti più affascinanti del suo studio riguarda il ruolo che il sonno e i sogni giocano nella regolazione delle emozioni.


Come lei stessa spiega:

«Ciò che sperimentiamo come sogno è il risultato dello sforzo del nostro cervello di abbinare eventi recenti che evocano emozioni ad altre esperienze simili già archiviate nella memoria a lungo termine. Uno scopo di questo processo di abbinamento correlato al sonno, questo mettere insieme esperienze di memoria simili, è disinnescare l'impatto di quei sentimenti, che altrimenti potrebbero indugiare e disturbare i nostri stati d'animo e comportamenti il giorno successivo. I vari modi in cui funziona questa nostra mente straordinaria – il pensiero razionale superiore con le funzioni decisionali esecutive, la gestione intermedia delle abitudini di pensiero routinarie e la relazione e l'aggiornamento emotivi degli schemi organizzati del nostro concetto di sé – non sono isolati gli uni dagli altri. Interagiscono. L'aspetto emotivo, spesso non riconosciuto consapevolmente, guida l'attività mentale inconscia del sonno».

[tratto da The Twenty-four Hour Mind: The Role of Sleep and Dreaming in Our Emotional Lives (2010)]



Di Ludovico Aniballi

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