• Silvia Santorsa

LA CATARSI NELL'ARTE / La rinascita della cultura dopo la pandemia

Aggiornamento: 17 mar 2021

Corsi e ricorsi storici: innumerevoli pandemie hanno attanagliato il mondo o zone di esso e dopo ciascun corso è stato necessario rialzarsi con ancora più vigore. La cultura è la protagonista di queste riprese, non sottovalutiamola e impariamo a coltivarla nuovamente.

Da un anno ormai la nostra vita è stata messa in pausa, a dir poco necessariamente, dalla catastrofica situazione sanitaria che miete ogni giorno migliaia di vittime ovunque nel mondo. Abbiamo vissuto svariati memorabili mesi a guardare il mondo dalle finestre dei nostri asfissianti appartamenti, quando, finalmente, come dice Tacito in un’espressione ormai divenuta proverbiale, ‘nunc demum redit animus’. Piano piano ricominciamo a respirare, anche se spesso i nostri sospiri sono soffocati dalle mascherine. A piccoli passi si sono riaperti tutti gli spazi dedicati alla socialità e all’economia: bar, ristoranti, pub, pizzerie, enoteche. Abbiamo ricominciato a provare l’inebriante entusiasmo di un aperitivo in compagnia o l’intima piacevolezza di una chiacchiera con le amiche davanti a una tazzina di caffè o a una caraffa di tè. Ma c’è qualcosa che da mesi manca all’appello: cinema, teatri e musei, i luoghi di maggiore fruizione della cultura. Passeggiare irrequieti tra le sale di Villa Borghese, rimanere incantati alle opere vetuste dei musei Capitolini, essere rapiti dalla raffinatezza degli Uffizi, rallegrarsi e incuriosirsi per i resti del museo archeologico di Napoli. Soltanto quando si è dato il via alla riapertura dei musei non abbiamo avuto più bisogno di sospirare. Certamente, per quanto ogni aspetto della nostra ‘vita precedente’ ci manchi sempre più spasmodicamente, l’arte può essere definita la linfa vitale che scorre nelle nostre vene mista a sangue.



Fin dall’antichità, infatti, l’uomo del paleolitico credeva di poter controllare il fato attraverso l’arte figurativa con le ancestrali pitture rupestri, segno di quanto potere suggestivo esercitasse sull’animo dei nostri antenati. E, se riflettiamo, è proprio l’arte che distingue l’irrazionalità umana da quella animale, irrazionalità che pian piano è stata rinchiusa in canoni razionali e che ha permesso all’uomo di creare un altro mondo non a immagine e somiglianza del mondo esteriore, ma della propria interiorità o del proprio personale concetto di bellezza. Dostoevskij nel celeberrimo romanzo “L’idiota”, scrive che ‘la bellezza salverà il mondo’; e quale momento migliore per citare questa usata e riusata frase? L’emergenza sanitaria, per quanto prioritaria, non deve obnubilare le innumerevoli e ponderose malattie che deturpano non il nostro corpo, ma il nostro animo.


Per spiegare, in termini anche medici, in che modo l’arte può fornire sollievo alle nostre traversie, possiamo ripercorrere con la mente le antiche parole di Aristotele, tramandate negli appunti che vanno sotto il nome di ‘Poetica’: riferendosi in particolar modo alla tragedia (ma ovviamente si può ampliare lo spettro di inerenza di tale discorso), Aristotele ci parla della catarsi. Questo particolare processo legato al mondo medico liberava l’uomo dalle sue angustie e dai suoi affanni, attraverso la compartecipazione alla rappresentazione drammatica. Il teatro è espiazione, è liberazione. Inoltre, sempre nella ‘Poetica’, Aristotele parla dell’arte figurativa, asserendo che, gettando lo sguardo a un’immagine turpe dal vivo ci si inorridisce, ma guardandola effigiata ce se ne rallegra. Ammirando la bellezza dell’arte, quindi, si partecipa ad essa, il nostro animo si rinvigorisce, si corrobora e ne esce depurato. E, dopo mesi di clausura in casa, in un periodo di confini e restrizioni, l’arte è l’unico strumento permesso per viaggiare con la mente in mondi ed universi costruiti nell’immaginario di pittori, scultori, drammaturghi e poeti e riprodotti esteriormente in forma estetica. La teoria della catarsi venne poi ripresa nella psicoanalisi e reinterpretata alla luce della ispirazione artistica. La catarsi è, secondo Freud, un processo di abreazione di un trauma infantile che viene espulso mentre attanaglia l’organismo, essendo reindirizzato nel verso corretto. La psicoanalisi freudiana si concentrò in particolar modo sulla personalità artistica nell’opera “Il poeta e la fantasia”. Per Freud l’arte sublimerebbe le espressioni dell’inconscio svincolandole dal dittatoriale controllo del super-io. la sublimazione avverrebbe trasformando la libido oggettuale in libido narcisistica, interiorizzando l’attività umana che ha nella sua genesi la pulsione sessuale e spostandola verso un’azione non sessuale, ma creativa. In questo processo, grande importanza rivestono i ricordi e le esperienze infantili che lasciano una breccia nell’animo creativo del soggetto. L’artista è dunque un individuo frustrato che non riesce a trovare gratificazione sessuale e la riversa in altri ambiti, in primis la creatività.



Tra il cinque ed il sei marzo, inoltre, viene ricordata la nascita di un artista onoratissimo in tutto il cosmo, Michelangelo, il quale, oltre che pittore e scultore, fu anche apprezzatissimo poeta rinascimentale e da un suo sonetto, ‘ Non ha l’ottimo artista alcun concetto ’, di palese ispirazione neoplatonica, si posson trarre ispirazioni sull’ispirazione artistica e sul suo valore: “Non ha l’ottimo artista alcun concetto\c’un marmo sono in sé circoscriva\col suo superchio e solo a quello arriva\la man ch’obbedisce all’intelletto” (Michelangelo Buonarroti, Rime, 151). Dedicata alla poetessa Vittoria Colonna, il leitmotiv di questa composizione è il parallelismo tra la capacità dell’artista di scolpire e l’incapacità amorosa, ma interessante è la visione della figura dell’artista, su cui l’attenzione non è rivolta alla perizia tecnica, ma alla sua capacità intellettuale (perché è la mano che ubbidisce all’intelletto) di trarre tutte le potenzialità del marmo per ricollegarsi direttamente ad una visione puramente eidetica. L’ispirazione artistica è quindi preponderante rispetto alla “techne” e l’arte risulta totalmente imprescindibile per comprendere tutta la virtualità del mondo che ci circonda



Ma, se i musei hanno intrapreso a piccoli passi il sentiero della riapertura, i sipari teatrali sono perennemente abbassati ed i cinema sono ancora sbarrati e bui. Tutte queste riflessioni non possono portare altrove, ma possono soltanto far scaturire il più compartecipato invito a ricominciare a immergersi nell’arte per se stessi, per godere in solitudine delle meraviglie che i musei italiani possono offrirci, regalandoci la visione di un patrimonio artistico che sembra avere davvero pochissimi concorrenti.



Ovviamente è da domandarsi anche quale sarà il prossimo destino del mondo dello spettacolo se si continuerà sulla medesima scia, ma io spero di provare presto lo stesso ancestrale sbigottimento nel vedere nuovamente una rappresentazione teatrale dal vivo, seguendo lo stesso sentimento di ispirazione e meraviglia che sembra aver rapito, secondo le fonti antiche, i nostri antenati greci nelle prime, seppur rozze, forme di mimesi scenica.


Silvia Santorsa

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