• Alessia Sciarra

LE STESSE RADICI / Analisi tridimensionale dell'uguaglianza tra i generi




L’inverno avanza e camminare nei parchi ritorna ad essere il mio hobby preferito. Il silenzio e qualche folata di vento muove gli alberi così da innescare un fruscio da respirare a pieni polmoni. Il sole è tiepido e scalda le poche parti di me che sono scoperte. Stendo un telo e mi siedo, poggio la schiena a un tronco secolare. I pini di Roma la vita non li spezza. Sarà la loro maestosità, la loro forza.


Tocco la terra umida e penso a quanto poco basti per far crescere un albero: tanta acqua, tanta vita per irrobustire radici che rimarranno aggrappate al suolo per anni, decenni, secoli finché qualcuno non le sradicherà. È un gesto volontario, quello di estirpare qualcosa dal profondo, quello di scegliere di sdoganare un concetto ben saldo nella società umana, che ha tutta l’aria di poter essere paragonata a un bosco, a una foresta fitta di credenze con radici nodose e forti. Come posso sentirmi grande come quest’albero che mi sorregge se le mie radici appaiono vane alla foresta con cui mi interfaccio da quando sono nata? Come potete pretendere il mio coraggio se mi avete fatto credere che io sia tanto diversa? Eppure, come gli alberi che circondano questo immenso parco, ciò che mi ha dato la vita, ciò che alimenta la mia vita, è lo stesso principio che nutre ogni esistenza.


Sto pensando al sesso, sì, al sesso femminile e a quello maschile. Alla nostra vulva e al vostro pene. Una guerra civile e psicologica ci fa credere in una differenza abissale, in una differenza data dalla possibilità di agitare uno scettro e da quella che viene chiamata invidia di possederlo, quello scettro. È a partire dal 1908, infatti, che Sigmund Freud parla del concetto di “invidia del pene”, secondo il quale le bambine, venendo a conoscenza della differenza anatomica tra genere femminile e maschile, svilupperebbero un’inconscia frustrazione dovuta al fatto di sentirsi castrate. Si innalzano in questo modo le basi del patriarcato nella psicanalisi, facendo sì che l’unica, vera e tangibile differenza anatomica tra i due sessi gestisca il futuro della percezione del genere femminile nella società. Ma la rivincita femminile è in questi alberi, è nella natura che ci circonda, è nelle nostre radici tanto uguali alle vostre. È nella stessa matrice che conferisce la vita al movimento femminista: uguaglianza e parità dei generi.


La nostra vulva, significante per anni di una specie di mancanza che ci ha rese quasi monche agli occhi della società machista, contiene in sé esattamente gli stessi elementi del pene, il quale si dispiega nell’anatomia del clitoride ricco di tutte le radici interne che compongono il vostro membro. Al contrario del pene, però, il clitoride ha vissuto nell’ombra: ad esempio, nelle scuole francesi solo dal 2016 si utilizza un modello tridimensionale del clitoride durante le lezioni di educazione alla sessualità, permettendo così di dimostrare, in maniera inconfutabile e tangibile, che nella letteratura scientifica utilizzata nelle scuole il clitoride non era mai stato rappresentato correttamente.



E non solo: con la suddetta realizzazione tridimensionale, a cura della ricercatrice Odile Fillod, si evince proprio che tutte le parti caratterizzanti del pene sono rintracciabili anche nel clitoride: glande, corpo, bulbo e crura. Inoltre, si è fatto chiarezza sulle dimensioni di quel clitoride che l’Oxford Dictionary (2021) definisce come uno «small sensitive organ». Uomini e donne, infatti, ignorano spesso che questa componente vitale della vagina è lunga all’incirca 10 cm, al contrario delle rappresentazioni in cui essa viene raffigurata come un piccolo seme.


Queste sono le prove, dunque, che permettono a chiunque di rivalutare la natura femminile come ricca di radici profonde e che eliminerebbero ogni inconscia e chiaramente dubbia percezione di castrazione. La necessità non è provare a tutti i costi di possedere il pene riuscendo così a neutralizzare quel sentimento di “invidia” che il padre della psicanalisi suggeriva nelle donne, ma dimostrare un’uguaglianza totale tra i due sessi, dalla psiche all’anatomia e dall’anatomia alla psiche.


Se a succhiare il nutrimento, la linfa vitale, l’anima delle donne, è stato il patriarcato, l’anatomia fisica studiata recentemente ci dà la possibilità di poter combattere ad armi pari: e così ecco brandito il nostro scettro, ecco la rivendicazione dell’uguaglianza in toto. Dunque, ciò che ci anima verso il mondo è una radice, terminazioni nervose, impressioni, sensazioni, amori e forza; la stessa radice secolare con la quale ci teniamo aggrappate alla rivendicazione e per la quale non smetteremo mai di lottare.

Di Alessia Sciarra


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