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“N’ASCELLA SÌ, N'ASCELLA NO” / Storia della depilazione e della lotta al pelo superfluo

Correva l’anno 1995: in un’iconica scena del film Viaggi di nozze una giovanissima Manuela Arcuri dimostra come la depilazione, al pari di moltissime altre usanze riguardanti il nostro aspetto esteriore, non è che una moda, una banale convenzione sociale. È ormai celebre la sequenza in cui l’attrice fieramente dà sfoggio della sua mossa per distinguersi dalla massa e lanciare una nuova tendenza con la depilazione “n'ascella sì, n'ascella no”. Peccato che, come le ricorda Carlo Verdone nei panni di Ivano, quest’idea non sia per nulla originale: «E che è, ‘na trovata? Du’ anni fa l’ha fatto già Courtney Love!».




Scherzi a parte: è davvero lecito ritenere che la depilazione sia una moda? I motivi che hanno spinto i primi uomini a usare questa tecnica saranno stati certamente di natura pratica (facilità di pulizia, difesa dai parassiti, ecc.), ma già a partire dall’antico Egitto il corpo depilato comincia ad arricchirsi di nuovi significati, divenendo l’incarnazione di ideali estetici che rimandano a un paradigma di purezza prettamente spirituale. Anche al giorno d’oggi ormai, grazie a migliori condizioni igieniche raggiunte nella maggior parte dei paesi occidentali, la depilazione, pur non essendo più una necessità, continua a essere un argomento sulla bocca di tutti (o forse un po' più su, sui tanto odiati baffetti).

A questi peli nel corso della storia abbiamo fatto un po' di tutto. Per sbarazzarcene, a seconda della cultura e del periodo storico, li abbiamo rasati, spinzettati, ricoperti con ogni sorta di impiastro e persino bruciati (come si usava spesso nell’antica Grecia, “a lume di candela”). Anche le sopracciglia e l’attaccatura dei capelli non sono state risparmiate: basti pensare al volto completamente glabro della Gioconda, perfettamente in linea con i canoni estetici a cui tutte le dame del secolo XIV dovevano adeguare la propria immagine.




La depilazione delle parti intime è invece un fenomeno relativamente recente, frutto degli standard imposti dall’industria pornografica. Per ottenere inquadrature più chiare e dettagliate, alle attrici del settore si cominciò a richiedere una rimozione totale dei peli pubici ed è così che dalla fine degli anni ‘90 si impose la famosa ceretta “brasiliana”.

Il Novecento è stato sicuramente un secolo di svolta. Eppure, se le grandi dive di Hollywood potevano dirsi in linea addirittura con i più rigorosi canoni moderni, il destino delle donne “comuni” era certamente molto diverso. Se chiedete alle vostre nonne, vi risponderanno che ai loro tempi depilarsi non significava annientare ogni pelo, ma soltanto fare un po’ di ordine: simbolo, questo, di una sessualità controllata e di un certo buon costume che rispecchiava alla perfezione il ruolo infelice a cui la donna era confinata in quel periodo.


Al giorno d’oggi, questa pratica non è più un imperativo categorico, ma una scelta. La società moderna sembra sempre più decisa a scrollarsi di dosso la polvere di un sistema ideologico vecchio di secoli e, nell’ottica di una cultura che finalmente si ritrova a ragionare su sé stessa e tenta di risolversi, il tema della depilazione – in special modo quella femminile – è più che mai attuale. Per anni i movimenti femministi si sono battuti per permettere alla donna la possibilità di rivendicare il possesso del proprio corpo e, anche se la strada è ancora lunga, possiamo già apprezzare in parte il frutto di queste lotte. È innegabile del resto che, grazie al contributo di modelle, blogger e celebrità, il mito del pelo “incolto” sia stato ampiamente sdoganato e contemporaneamente anche la depilazione maschile adesso non è più un tabù, mentre fino al secolo scorso era malvista e quasi impensabile.



Ludovico Aniballi


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