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ROMA SMISTAMENTO STA CHIUDENDO / Dialogo con Nicola Brucoli

Roma Smistamento si trova in Via di Villa Spada 343, in uno spazio concesso in comodato d’uso cinque anni fa da Rete Ferroviaria Italiana.


E quella di Roma Smistamento è una storia lunga, di spazi vissuti e di progetti che hanno positivamente invaso la città.


Tuttavia, RFI ha deciso di non rinnovare il contratto e per questo a breve Roma Smistamento chiuderà.


È il Natale del 2015, quando Nicola Brucoli, co-founder e CEO di Roma Smistamento, imbuca una lettera destinata a RFI, contenente la richiesta dell’immobile e la presentazione di un progetto di rigenerazione architettonica e urbana dello spazio interessato. Accanto a lui un team florido di under 30 dai diversi background professionali.


Stanziatisi ufficialmente nel 2017, dopo un periodo di lavori, Roma Smistamento inizia nel 2018 il suo percorso e diventa, attraverso gli innumerevoli progetti culturali, le mostre e gli studenti formati con il tirocinio, contenitore di creatività e acceleratore di cultura.


Alla base, il proposito di attualizzare e rigenerare quello spazio dismesso, dopo essere stato spazio di convoglio dei treni-merce, poi smistati verso le regioni settentrionali o verso l’estero. Come i treni, anche le idee possono raccogliersi nello stesso grembo creativo e poi lasciate espandersi altrove. Un formidabile passaggio metaforico poi reso realtà.


Roma Smistamento ha permesso alle persone e alle loro idee di convergere in un unico luogo – un luogo famigliare, moderno, accogliente – rispondendo al bisogno, ora più che mai prorompente, di aggregazione.


«Per noi [l’aggregazione] è stato un punto di svolta. Sentivamo la necessità di uno spazio fisico, di essere sotto lo stesso tetto».

Chiudere Roma Smistamento rappresenta una sconfitta per la città.


«Roma perderà uno spazio culturale, che come Roma Smistamento non c’è», ammette Nicola Brucoli «uno spazio ibrido, animato da persone differenti, una struttura formale e orizzontale che produce qualcosa di concreto».

Ciò che infatti ha compiuto Roma Smistamento in questi anni è dimostrare che la creatività fosse un lavoro con in sé forza produttrice e che Roma potesse essere smossa dalle sue granitiche fondamenta provocando terremoti in superficie che donano vivacità a una città che, sì, presenta un tessuto florido dal punto di vista culturale, ma che si pietrifica dietro l’etichetta di Città Eterna restando inattraversabile dai moti di più giovane, fresca e battagliera creatività.


Non solo storia, non solo archeologia, non solo il fascino illibato dei musei e delle grandi opere del passato: Roma potrebbe allargare le sue membra e accogliere differenti espressioni di creatività e di lavoro creativo.


«Roma potrebbe essere la città creativa. Centri culturali come il nostro vivificano i quartieri. Si crea scambio di cultura, si fa quasi servizio pubblico, si diventa grandi piazze che rigenerano la città».

Partire dal basso, per espandersi sopra: un terremoto positivo che l’amministrazione e la politica romani faticano ad accendere.


Perché?


«Lo sappiamo, Roma città grande, città complessa… ma Roma Smistamento ha accolto al suo interno la complessità della città, creando uno spazio culturale altrettanto complesso».

Diverse figure dai background e dalle personalità camaleontiche si muovono in sinergia e hanno posto domande e risposte ai problemi della città.


Fra le altre cose, Riscatti di città, un progetto ciclopico il cui obbiettivo è stato la mappatura degli spazi dismessi al fine di rigenerarli e utilizzarli produttivamente.


«Basterebbe essere solo furbi, piuttosto che visionari», taglia corto Nicola Brucoli, che in uno slancio di pragmatismo ci invita a riflettere sulla classe dirigente che, insomma, pare essere proprio fatta di scemi.


Qual è la soluzione?


«Fare cose. Essere testardi. Fare cose con ostinazione».

Roma Smistamento è giovani che fanno cose. E fare cose sembra essere la soluzione giusta davanti all’immobilismo della città, davanti a governanti pigri e incartapecoriti incastrati nelle loro poltrone.


Fare cose. Preparare il cambiamento.



di Emanuela Felle

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