• Micol Mancini

STUDIO GHIBLI / Una magia decennale

Un mosaico di sogni e un caleidoscopio di magie: è questo ciò che ha affermato la trentennale carriera di Hayao Miyazaki, oggi caposaldo all'interno del panorama mondiale dell'animazione. Tuttavia l'ascesa del così chiamato “Dio dell'anime” non risulta facile sul palcoscenico occidentale: banalizzato come “Disney giapponese”, costretto da un'enorme pressione mediatica e tormentato da un'inspiegabile campagna di demonizzazione contro tale genere, il Maestro si ritrova a fare i conti con i gusti dell'Occidente.


Tra il 1975 e il 1976 la RAI decide di trasmettere giornalmente telefilm americani e cartoni animati: qui vedono la luce anche serie tv giapponesi, in particolare Vicky il vichingo e Heidi. Le due riscossero un elevato successo, nonostante le numerose polemiche che denunciavano una notevole incongruenza tra l'anime e il manga. L'unica regola che permette la diffusione di questo genere in Occidente è, infatti, l'adattamento: è necessario plasmarsi e veicolare valori che possano calzare in una differente cultura. Diversamente da Hanna & Barbera, i quali sopperiscono alla mancanza di azioni con un perpetuo scambio di battute tra personaggi, l'anime crea un dialogo dell'individualità: i protagonisti si vestono di espressioni esagerate per mostrare l'intimità delle emozioni, rimanendo fossilizzati ora nel timore, ora nella gioia.


Dagli anni Ottanta, il fenomeno continua a espandersi: si vede la nascita degli otaku – sottocultura di appassionati di anime e manga –, cresce la produzione home video e iniziano a diffondersi i primi videogiochi. È però dalla metà degli anni Novanta che si assiste alla definizione dei nuovi canoni dell'animazione seriale con Neon Genesis Evangelion: una maggiore autorialità, un minor numero di episodi, meno contatti vincolanti con il merchandising e un'impostazione più simile a quella cinematografica. Secondo un dato del 2004, circa il 60% dell'animazione presente al mondo era di produzione giapponese: è ormai un fenomeno internazionale.


All'interno di questo panorama Hayao Miyazaki ha un ruolo cruciale: il suo compito non è solo quello di infondere la sua anima all'interno delle sue realizzazioni, ma anche quello di avvicinare alla propria filosofia un universo totalmente differente da quello in cui è cresciuto. Con una tecnica estremamente raffinata, mediante metafore e allegorie, si toccano numerosi temi in un connubio di immaginazione e realtà, di sonno e veglia.


Le tematiche del coraggio, dell'amore e della crescita lasciano spazio anche a una forte sensibilità che tende a stridere con la mentalità occidentale. Il punto di vista anti-antropocentrico, ad esempio, ha permesso alle persone di cambiare il proprio modo di pensare. Nelle opere di Miyazaki il rispetto della vita è di primaria importanza, così come l'indissociabile coesistenza tra esseri umani e natura, generati della stessa sostanza. Ne è testimonianza Nausicaä della Valle del Vento: il film si sviluppa in un mondo che non è dominato soltanto dall'uomo, giacché esiste anche un consistente insediamento di insetti. La protagonista è fermamente convinta che queste due entità possano convivere, tollerarsi e rispettarsi reciprocamente. Alla fine, consacrata dal sangue blu degli insetti, Nausicaä diviene la salvatrice del mondo: tramite l'amore e l'astuzia è riuscita a risolvere le controversie tra le due popolazioni.


«Vorrei vivere altri trent'anni. Vorrei vedere il mare che inonda Tokyo, la torre televisiva NTV diventare un'isola; vorrei vedere Manhattan diventare una città sommersa dalle acque. Sarei emozionato nel vedere tutto questo. Il denaro e i desideri sono destinati a crollare, tutto questo verrà sovrastato dal verde.»

Le sofferenti parole di Miyazaki riflettono un forte sdegno verso l'umanità che danneggia l'ambiente, considerata forse il più grande parassita sulla Terra. In Giappone, culla del sistema industriale contemporaneo, il progresso è stato pagato a caro prezzo. E nel grigio cielo di un ventesimo secolo segnato dalla forza distruttiva dell'industrializzazione, Hayao vuole far comprendere al mondo che gli uomini non possono permettersi di perdere il sostegno della natura.



Il Maestro costruisce altresì un mondo fantastico che pone le proprie radici alle origini della cultura giapponese, godendo della presenza di mostri, spiriti ed entità. Ne La città incantata tutti questi elementi sono evincibili sin dall'incipit: quando cala la notte, nel luogo dove la protagonista si è persa, orde di spiriti affollano le vie. Lo stesso Haku, con cui Chihiro costruirà una profonda e passionale amicizia, si rivelerà essere uno spirito del fiume.

Anche Il mio vicino Totoro è realizzato sulla base di leggende nipponiche: Totoro, come da tradizione, è infatti uno spirito che vive nelle foreste, in solitudine, perché le persone comuni non sono in grado di vederlo.



Miyazaki, con i suoi paesaggi ameni, i colori vividi e lo straordinario senso di meraviglia che i suoi film trasmettono, permette di risvegliare la parte sognante e spirituale che si cela nella quotidianità. Accompagna lo spettatore in una ricerca verso la libertà, così come fanno i suoi personaggi. Non mancano tuttavia riferimenti all'alienante e frenetica esistenza quotidiana, di cui il Maestro è riuscito a cogliere la fragilità e l'irrilevanza, ad addentrarsi nella più oscura intimità dell'individuo con le sue irrequietezze e la sua solitudine. Un'interiorità che, nonostante le diversità di carattere culturale e geografico, è universalmente comprensibile e condivisibile.

Oltre alla raffinatezza dello stile audio-visivo, Miyazaki è in grado di promuovere le proprie origini mediante una spiccata sensibilità e una sorprendente empatia nei confronti della pura umanità e della compassione che prova per essa.




Di Micol Mancini

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