• Silvia Santorsa

THE MARVELOUS MRS. WOOLF / Il riflesso della situazione sentimentale di Virginia Woolf nell’Orlando



«Chi mai potrà misurare il fervore e la violenza del cuore di un poeta quando rimane preso e intrappolato in un corpo di donna?»: questo scriveva Virginia Woolf, nel 1929, nel celeberrimo saggio Una stanza tutta per sé. Chi è in grado di soverchiare il fascinoso gorgo che risucchia lettori di tutte le età in una vortiginosa spirale di malia e straniamento suscitati da questa strabiliante scrittrice? Membro del famigerato Bloomsbury Group e militante nella lotta per le pari opportunità, diede un contributo fondamentale al femminismo pacifista attraverso il saggio Le tre ghinee, edito sull’orlo della Seconda guerra mondiale, nel quale si riflette sull’innegabile e fatale correlazione tra la società patriarcale e i regimi totalitari, che poi portarono alla guerra, attraverso la lente distaccata e oggettiva di un essere femminile, escluso quindi da qualsiasi privilegio di deliberazione. Ma la sua opera saggistica più rinomata è sicuramente quella citata all’inizio, che ricalca due conferenze tenutesi a Newnham e Girton, college femminili dell'Università di Cambridge. Il titolo deriva dalla conclusione che una donna, per poter scrivere, necessita di una stanza per sé, ossia di un’indipendenza economica che le permetta di dedicarsi alla vita intellettuale dalla quale, in particolar modo nel maschilista ambiente letterario inglese, rimane inesorabilmente esclusa. Si configura quindi come un inno alla presa di coscienza delle menti femminili, alla conquista del proprio spazio nella produzione culturale, attraverso un linguaggio nuovo, prettamente femminile, alla volta della decostruzione della letterarietà precedente, costruita su canoni maschili in un regime di sottostima delle donne. Lo snodo a cui approda il profondo e accorato pensiero della Woolf è l’androginia di pensiero: una mente che si liberi dalle ristrettezze vincolanti e coercitive del maschile e del femminile per giungere all’agognato obiettivo di guardare il mondo dall’alto, superiormente: «la mente androgina è risonante e porosa; trasmette l’emozione senza ostacoli; è naturalmente creatrice, incandescente e indivisa». La critica discute molto sul significato di questa presa di posizione, che il femminismo moderno sembra riluttante ad accettare perché vista come un’accondiscendenza concessa alla parte maschile: è un modo per coinvolgere anche il lettore maschile oppure una celebrazione della bisessualità?



Nella biografia di questa brillante e prodigiosa donna spicca, tra le diverse relazioni omosessuali, il nome di Vita Sackville-West, poetessa e botanica rinomata per i suoi scritti sul giardinaggio, con cui Virginia Woolf ha intrattenuto un’intensa e viscerale relazione, che proprio alla fine degli anni Venti ha raggiunto la più focosa passione. Le due amanti ci hanno lasciato una testimonianza di inchiostro dei loro sentimenti nel fittissimo carteggio avvenuto tra il 1924 e il 1941 (anno della morte di Virginia), pubblicato in Italia per Donzelli Editore con il suggestivo titolo Scrivi sempre a mezzanotte. Lettere d’amore e desiderio. Questo “epistolario” ha una sua natura particolarissima: nelle lettere d’amore edite poi per il grande pubblico sembra quasi che il lettore si intrufoli come “terzo incomodo” tra le parole appassionate, le gelosie brucianti, gli slanci d’amore, le ritrosie pudiche. Nelle conversazioni tra queste due donne il rapporto è vissuto con una disarmante naturalezza, una limpidezza nell’esplicazione dei sentimenti, a tal punto da ammaliare il lettore con le vicissitudini e le carezze della loro storia d’amore.

Proprio da questo scambio di missive possiamo ricostruire il processo di formazione di uno dei più rinomati romanzi di Virginia: Orlando. Quest’opera, definita una biografia per certi versi parodico-satirica, che si inserisce sulla medesima scia dei saggi sopra citati, è pubblicata per la prima volta nel 1928. Riassumendo brevemente la trama, è necessario sottolineare che il protagonista androgino e cortigiano rigetta il sistema maschilista rifiutando di contrarre matrimonio, fin quando non si sveglia cambiando improvvisamente sesso e diventando donna. Il tempo della narrazione si estende per ben tre secoli, analizzando le consuetudini della società inglese in ambito di discriminazione di genere nel XVII, XVIII e XIX secolo. Orlando sembra esser stato forgiato in onore di Vita Sackville-West, la quale era solita frequentare la società in abiti maschili. E nelle lettere d’amore e desiderio riusciamo a sentire la voce di Virginia: «Ma senti, supponi che Orlando si riveli essere Vita e che sia tutto su di te e la lussuria della tua carne e la seduzione della tua mente […] – supponi che ci sia quel luccichio della realtà che talvolta emana dai miei personaggi, come la lucentezza dell’ostrica – ti secca? Di’ sì o no». Alla quale Vita risponde: «Mio Dio, Virginia, non mi sono mai sentita così elettrizzata e atterrita come davanti alla prospettiva di essere proiettata nelle sembianze di Orlando. Che divertimento per te, e per me anche»[1]. E proprio a Vita fu destinata una copia personalizzata e l’opera fu amorevolmente dedicata, a tal punto che suo figlio Nigel Nicholson interpreta l’Orlando come «La più lunga lettera d'amore della storia».



Nel 1992 ne fu tratto un film diretto da Sally Potter, presentato al 49° Festival del cinema di Venezia, nominato agli Oscar del 1994 per la migliore sceneggiatura e per i migliori costumi, con una estatica e lodevole Tilda Swinton, vincitrice del David di Donatello. Ma, come pare ovvio, la trasposizione cinematografica ha modificato l’assetto dell’opera. La grande sfida è certamente la sceneggiatura, nel tentativo di offrire anche sul grande schermo la perizia della ricostruzione psicologica dei personaggi della Woolf. Sally Potter ammette di «essere stata spietata» nell’adattare il romanzo al mondo cinematografico, tagliando via tutto ciò che non fosse funzionale alla vicenda di Orlando e sottolineando che«mentre il romanzo potrebbe resistere all'astrazione e all'arbitrio (come il cambio di sesso di Orlando), il cinema è più pragmatico». Il grande pregio che accomuna, però, il film al libro è il costante ammiccamento al lettore, realizzato cinematograficamente con la frequente rottura della quarta parete che permette a Orlando di interloquire con lo spettatore. Nel 2017 il film fu il perno di un progetto multimediale Orlando : The Queer Element, che si prefiggeva lo scopo di indagare i temi del genere attraverso la storia. Esso è poi entrato a far parte del programma Prejudice and Pride, che celebrava, nel giugno dello stesso anno, i cinquant’anni dalla depenalizzazione dell’omosessualità nel Regno Unito. La pomposità e l’eleganza dei costumi del film ha fatto sì che la vicenda di Orlando fosse d’ispirazione per la mostra primaverile del 2020 del Costume Institute al Metropolitan Museum of Art e per il Met Gala dello stesso anno. La mostra About Time: Fashion and Duration prende origine dalla scena del labirinto in cui Orlando entra con un abito del XVIII secolo ed esce vestita con abiti della metà del XIX, da cui il curatore Andrew Bolton ha ripreso il modo in cui Orlando si muove attraverso la storia per tracciare più di un secolo e mezzo di moda.


Silvia Santorsa

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