• Riccardo Germani

TROPPO AMORE (NON PROTETTO) TI UCCIDERÀ

1992, Too Much Love Will Kill YouTroppo amore ti ucciderà – è il titolo di uno degli ultimi singoli ancora intonati da Freddie Mercury in persona. Il videoclip di questo brano tenta di rappresentare il trauma più grande che si possa subire: il lutto. Il testo viene ideato qualche anno prima da Brian May, il chitarrista dei Queen, quando stava rompendo il suo primo matrimonio per amore di Anita Dobson. È proprio grazie a lei che Freddie ha potuto gridare ferocissimo I Want It All, sempre scritta da May.



Too Much Love Will Kill You doveva raccontare della paura e del carico emotivo che perseguitavano Brian anche dopo essere riuscito finalmente ad avvicinare Anita, il suo amore più grande. Il videoclip, invece, rappresenta tutt’altro: la dedica a Freddie e il suo saluto. La vera essenza di questo brano si comprende da una delle scene più belle, riportata qui sotto: il volto di un Freddie Mercury curioso come un bambino, che batte le ciglia ed esce di scena, abbellito da un effetto speciale che ricorda le increspature dell’acqua.


Intorno al 1983, il gruppo inglese, come oggi ricordiamo, si prese una pausa dalla scena pur continuando a comporre, ma è proprio subito dopo il loro ritorno, quando Freddie Mercury era ancora inconsapevole del suo stato di salute – scoprirà nel 1987 di essere HIV-positivo –, che Brian May compose il brano Too Much Love Will Kill You.

La stampa mondiale ha continuato a costruire un’immagine decadente, sregolata e “sporca” del frontman inglese, prima e dopo la sua morte. Persino il film Bohemian Rapsody, che si è aggiudicato ben quattro Oscar, nonostante abbia riportato in vita l’estrosità dell’artista, ha costruito sul grande schermo un falso Freddie, simile a ciò che raccontavano i gossip mediatici: sommerso dalle droghe, perso nella sua vita riconosciuta come “deviata” addirittura dai suoi compagni di gruppo. La morte del mito avvenne il 24 novembre 1991, per via di una broncopolmonite da AIDS; appena una settimana dopo, il batterista Roger e il chitarrista Brian corsero a rivelare la verità in un’intervista per mettere a tacere chiunque volesse infangare l’immagine privata di Freddie: «un uomo introverso, gentile e generoso» (https://www.youtube.com/watch?v=q-YirPyS47I).


Troppo amore ti ucciderà se non metti a posto la tua testa”: così continuano i versi leggendari di questo brano. E nella stessa intervista Roger parlò di come “intuitivamente”, nei suoi ultimi anni, tutti si fossero accorti che qualcosa non andava in Freddie. Proprio 24 ore prima della sua morte, infatti, Freddie stesso confermò pubblicamente la sua malattia.

Too Much Love Will Kill You ci è stata raccontata come lo sfogo emotivo di Brian May nell’abbracciare finalmente la donna amata, ma questa poesia è in realtà dedicata interamente a Freddie, il suo amico, benché Brian ancora non lo sapesse al momento della scrittura. Freddie non era un “deviato”, neppure il grande amore che aveva da offrire lo era. Il suo “troppo amore” non aveva “messo a posto la sua testa” unicamente a causa della mancata cultura di prevenzione per l’HIV/AIDS.



In quegli anni confermare di essere sieropositivi o peggio di essere affetti da AIDS equivaleva, agli occhi del pubblico, a fare coming out; ancora oggi spesso è così. E la speculazione mediatica su Freddie e il suo orientamento – mai confermato dal frontman – lo hanno condannato agli occhi degli omofobi come un “uomo da una cattiva morale”. La vera storia da raccontare è quella di un virus che ha avuto modo di portare la guerra nel corpo di una stella che, per caso, provava amore anche per gli uomini; e la storia di questa stella ha continuato a scriversi grazie ai suoi fratelli e compagni di gruppo, Brian May, Roger Taylor e il bassista John Deacon.


Nel 1997 May e Taylor intonavano No One But You (Only The Good Die Young) – “Nessuno a parte te (solo i migliori muoiono giovani)”. Dopo il dolore del lutto anticipato dal primo brano, arriva dunque la sua realizzazione definitiva: i primi due versi recitano: “A hand above the water / An angel reaching for the sky” – “Una mano fuori dall’acqua / Un angelo che raggiunge il cielo”. Ecco che il Freddie prima sommerso dall’effetto dell’acqua increspata, ora riemerge con una “mano fuori dall’acqua”, e risorge in tutta la sua gloria.

Jim Hutton, il suo compagno per la vita, ha descritto recentemente gli atroci ultimi momenti della vita di Freddie, sia fisicamente che mentalmente, senza mai ricordarlo come un tossicodipendente o un uomo affetto da satiriasi fuori controllo. Gran parte delle distorte rappresentazioni personali e private del frontman, presenti in un film come Bohemian Rapsody, rappresentano un’offesa per le difficoltà che il leggendario cantante dei Queen ha incontrato al tempo nel comprendere la propria natura e oltrepassare lo stigma della sua condizione, fatti, questi ultimi, completamente ignorati dal film. Del “troppo amore ti ucciderà”, chi non accetta la comunità LGBTQ+ recepisce solamente “il troppo ti ucciderà” e il film Bohemian Rapsody, come il continuo vociferare mediatico, ne rappresentano il riflesso. Fortunatamente i suoi colleghi non hanno mai smesso di descrivere musicalmente e a parole l’autenticità di Freddie Mercury.


Jim Hutton e Freddie Mercury
“And so we grace another table / And raise our glasses one more time / There’s a face at the window / And I ain't never, never sayin' goodbye…”
“E così abbelliamo un altro tavolo / E alziamo i calici ancora una volta / C'è un volto alla finestra / E io non dirò mai, mai addio…”

Nessuno mai lascerà andare Freddie.



Di Riccardo Germani

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